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sabato 17 dicembre 2011

VISTO DA LEI - Omertà istituzionale e Italiani allo stremo

Pubblicato su Affaritaliani.it il 15 ottobre 2011


Gentile Mariella Alberini,
Il giorno 21 settembre 2011 il deputato Antonio Borghesi dell'Italia dei Valori ha proposto l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. Ecco com'è finita: · Presenti 525, · Votanti 520, · Astenuti 5, · Maggioranza 261. Hanno votato sì 22· Hanno votato no 498). I 22 sono: BARBATO, BORGHESI, CAMBURSANO, DI GIUSEPPE, DI PIETRO, DI STANISLAO, DONADI, EVANGELISTI, FAVIA, FORMISANO, ANIELLO, MESSINA, MONAI, MURA, PALADINI, PALAGIANO, PALOMBA, PIFFARI, PORCINO, RAZZI, ROTA, SCIPOTI, ZAZZERA. Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera.
Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore, al di fuori di qui, possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti acquisiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato,che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno. Di tutto ciò non ne hanno dato notizia né radio, né giornali, né Tv: OVVIAMENTE.
                                                         Lettera ricevuta via e-mail
Gentile lettore,
se si analizza la gestione della politica italiana nel corso degli ultimi sessant’anni, si riscontra una logica inoppugnabile per asservire al sistema la stragrande maggioranza dei cittadini. Si è cercato in tutti i modi di dotare ognuno di un reddito più o meno meritato. Prendiamo il caso dei bidelli scolastici. Sono 150.000 e, nel tempo, sono stati esonerati a poco a poco dalle loro mansioni. Non devono più pulire le aule perché le pulizie sono state appaltate ad aziende di servizi (CON RELATIVA TANGENTOCRAZIA). Non devono più cambiare le lampadine fulminate perché esiste una squadra di elettricisti che li preserva dal pericolo di scosse elettriche. Non devono nemmeno dare una mano in caso di allagamento perché ciò spetta ai pompieri. Come vede, caro lettore, ogni fase di lavoro è stata dilatata per distribuire occupazione a più persone. E vuole che una vedova di un “DEPUTATO PER UN GIORNO” venga trascurata? E’ questa la filosofia che ha dominato nel nostro Paese con l’appoggio della politica, dei sindacati, degli esperti in materia di lavoro ecc. A proposito di quanto è menzionato riguardo alla sentenza della Corte Costituzionale da lei citata, pare che la stessa sia solita preparare due sentenze: una vista da destra e una vista da sinistra e che, secondo le circostanze, emette o l’una o l’altra. Che cosa aspetta l’on. Antonio Borghesi ad appellarsi al Capo dello Stato per un suo intervento chiarificatore al fine di abolire tale iniquità ormai inconcepibile in questi tempi grami? Perché questa indispensabile rettifica non è stata inserita  direttamente nell’attuale Manovra economica. Perché il Presidente Berlusconi, ben conscio, dell’enorme insofferenza della società civile verso gli assurdi privilegi della classe politica, non ha approfittato della suddetta Manovra per ridimensionare almeno in parte l’ingiustizia del divario tra l’attuale incertezza del reddito dei lavoratori e l’enorme entità del reddito non guadagnato “con il sudore della fronte”? Purtroppo è vero che in Italia il Primo Ministro ha poteri molto limitati poiché nel resto dell’Europa tali anomali guadagni della classe politica non sono stati permessi. E ancora perché l’Ufficio di Presidenza non emette quella semplice delibera, suggerita dal deputato Borghesi, per togliere vitalizi mai meritati a parlamentari peones?  Come fanno a non arrossire di vergogna questi politicanti d’accatto davanti all’intoccabilità delle loro prebende quando il resto degli Italiani è costretto a tirare la cinghia? Il tatticismo piuttosto ignobile di questa politica ha retto fino ad oggi. Ma tutto ha un limite. Vedi gli INDIGNADOS CHE STANNO DILAGANDO IN TUTTO IL MONDO. Gli “Innominati” delle signorie politiche attuali non si rendono conto che la struttura civile del Paese è cambiata e che gli EX MANSUETI ITALICI, SACRIFICATI IN TUTTO ANCHE DALL’IMMIGRAZIONE SELVAGGIA, STANNO AFFILANDO ACCETTE E RONCOLE.

INTERVISTA a Michel Tamisier, fondatore di “Elite Advisers” di Mariella Alberini

Pubblicato su Affaritaliani.it il 12 ottobre 2011

“Investire nelle passioni non delude mai”

Parigino, classe 1961, con un passato di dirigente finanziario internazionale e l’aria tosta del lavoratore instancabile. Lo sguardo acuto capta a volo situazioni e retroscena di carattere economico e subito le trasforma in investimenti concreti. Nel 2007 crea “Elite Advisers” che promuove la Sicav Lussemburghese Elite’s Exclusive Collection. Le turbolenze che hanno coinvolto le Borse in questi ultimi mesi non hanno avuto ripercussioni significative sul mercato dei vini pregiati che possono assumere il ruolo di beni rifugio grazie alla ridotta volatilità e alla indipendenza dalla congiuntura economica. Michel Tamisier ha capito l’importanza di investire nelle passioni ovvero nei vini d’annata, negli orologi rari delle più famose marche al mondo. L’interesse per i “Passion Investiment”, gli investimenti in attività con un valore estetico e emotivo oltre che finanziario, è aumentato nel 2010 in linea con i livelli di ricchezza degli individui con reddito elevato. E’ questa la geniale intuizione che pone Michel Tamisier nell’ambito dei vincenti in un momento in cui gli operatori finanziari si vestono a lutto. Impersona con un sorriso soddisfatto la capacità di volgere a proprio vantaggio la fortuna avversa ai più. E crede con passione nei suoi Nobles Crus ovvero Cuvée d’annata.  
1.     Cosa l’ha spinta ad inventarsi simili investimenti?
Come nuova società non avevamo alcun interesse a creare l’ennesimo fondo classico  data la già vasta offerta di  fondi ben gestiti. Volevamo inventare un concetto completamente nuovo. L’obiettivo era di creare dei prodotti che fossero buoni strumenti di diversificazione,  decorrelati dai mercati finanziari tradizionali e i più performanti possibili. Fin qui è quello che cerchiamo tutti.
Tre anni fa, quando abbiamo iniziato questo progetto, non avevamo sicuramente percepito quello che sarebbe successo sui mercati finanziari, però volevamo creare dei prodotti che investano su dei sottostanti tangibili per fuggire il lato virtuale della finanza. Volevamo creare dei prodotti semplici per fuggire la complessità eccessiva dei prodotti finanziari. Infine, per interessare una clientela di alto livello che ha già potenzialmente investito in tutti i prodotti possibili e immaginabili, volevamo proporre dei prodotti finanziari investendo in temi di passione.
Da questa riflessione è nato il nostro concetto di “Passion Invesment TM”
Arrivando dalla distribuzione di fondi tradizionali il nostro obiettivo era di creare un nuovo tipo di prodotto finanziario che funzioni completamente come qualsiasi altro fondo ma  che consenta di investire in un tema di passione come il Vino, l’Arte, i Diamanti, le macchine da collezione, gli orologi antichi, ecc...
2.     In quali Paesi ha trovato maggiore risposta?
I nostri investitori sono basati principalmente in Lussemburgo, Francia, Italia, Svizzera e Belgio.
3.     Considera i suoi Fondi una mera diversificazione oppure una “Asset class” vera e propria?

I nostri prodotti sono indirizzati ad investitori che vogliono diversificare il loro portafoglio e per investire in prodotti che non seguono le fluttuazioni dei mercati, abbiamo ideato una SICAV che  consente loro di accedere a nuove classi di attivi e che coniuga Passione e Investimento.
 "Passion InvestmentTM" occupa ormai una posizione crescente nella composizione di un portafoglio, come riportato anche nell'ultima relazione di Cap Gemini. "Nel 2010 numerosi investitori facoltosi hanno cercato di tutelare il proprio patrimonio investendo in beni tangibili e riducendo così l'esposizione ad azioni e investimenti alternativi". Tra gli investimenti collegati a una passione, ritroviamo i beni di lusso, i gioielli e gli orologi. La categoria dei vini pregiati, degli oggetti di antiquariato e della numismatica rappresenta il 15%.

4.     Chi sono i suoi clienti?
I nostri clienti sono promotori finanziari, società di gestione, banche, family office, compagnie di assicurazioni.
5.     Pensa di estendere oltre le sue “passioni”?
Sì certamente! Ad oggi sono  tre i nostri temi Passion: i vini pregiati con Nobles Crus, gli orologi da collezione con Precious Time, i gioielli con Divine Jewels (fondo che verrà lanciato a novembre di quest’anno). L’universo di Passion Investment è vasto, i potenziali altri temi di investimenti sono vari: l'arte, le macchine da collezioni, le automobili di collezione, i francobolli, le antichità …  Però il più importante è sempre trovare il gestore che rappresenta l’alchimia perfetta tra la finanza e una passione. Il nostro obiettivo è sempre combinare Passione & Investimento per rispondere ai bisogni di una clientela alla ricerca d’eccellenza ed esclusività.
6. Un investitore italiano deve adempiere particolari formalità?
La nostra  Sicav è una Sicav di diritto Lussemburghese di tipo Fondo d’Investimento Specializzato (FIS) che, a parte il fatto che investe in beni tangibili, funziona come tutte le altre Sicav.
Il fatto che non sia UCITS III non ci consente di registrarlo in Italia od altrove e lo dobbiamo vendere in “Private Placement” come un fondo alternativo. La Sicav può essere acquistata su richiesta di un cliente tramite qualsiasi banca in Italia usando il codice ISIN del fondo come per qualsiasi altro fondo.
7. E’ vero che l’investitore di Nobles Crus potrebbe trasformare tutto o parte del suo investimento in bottiglie di vino pregiate?
Per concludere su una nota ancora più piacevole aggiungeremo che per andare fin in fondo alla logica di “Passion Investment” gestiamo le relazionali con gli investitori in un modo anche qui molto diverso. Dopo 12 mesi di presenza nel fondo, l’investitore può riscattare in natura, il che gli consente di ottenere bottiglie di vino eccezionale a prezzi per professionisti. In più, abbiamo recentemente creato il “Passion Investment Club” : gli investitori diventano automaticamente membri di questo Club e possono partecipare a degli eventi eccezionali, come per esempio una degustazione di Grands Crus nelle cantine del Château du Clos de Vougeot in Borgogna ed assistere dopo ad un concerto del “Philarmonic Orchestra of New York”.
8. Quali performance si possono ottenere con questo genere di investimento ?
I vari studi che sono pubblicati indicano che, dal 1950 ad oggi, un investimento nel vino di grande qualità ha sempre dato un rendimento costante mediamente del 13%. Il fondo vini Nobles Crus ha registrato, sin dal lancio nel 2008, una performance del 61% ; ciò è anche vero per Precious Time, il fondo dedicato agli orologi (lanciato a gennaio di quest’anno), che ha già registrato una performance di oltre il 10%.

INTERVISTA a Hans Adam II, Principe Regnante del Lichtenstein di Mariella Alberini

Pubblicato su Affaritaliani.it il 7 ottobre 2011

Alto, snello, uno stile impeccabile come l’accento oxofordiano del suo inglese, S.A.S Hans Adam II, Principe Regnante del Lichtenstein parla del suo primo saggio “Lo Stato nel terzo millennio”, edito dall'Istituto Bruno Leoni ed acquistabile on line, con il linguaggio esperto e logico di un capo di Stato. Sessantasei anni, sposato con 4 figli, negli anni settanta ha riorganizzato tutti i beni appartenenti alla Casa Regnante. Come sovrano del Liechtenstein dispone di ampi poteri, ulteriormente estesi con l'approvazione di un referendum costituzionale del 2003, indetto dallo stesso sovrano, che aveva anche minacciato di trasferirsi con la famiglia in Austria e vendere il palazzo reale a Bill Gates se la consultazione popolare avesse dato esito negativo. Il 15 agosto 2004, Hans-Adam II ha ceduto il potere di assumere le decisioni ordinarie di governo al figlio Alois, pur rimanendo formalmente in possesso del titolo di capo di stato. Il principe, presidente del gruppo bancario LGT Bank, può contare su un patrimonio personale di più di 3 miliardi di euro. Possiede anche una grande collezione d'arte, parzialmente esposta in alcuni musei di Vaduz e Vienna.

Cosa l’ha spinta a scrivere “Lo Stato nel terzo millennio”?
Negli anni Sessanta, quando stavo studiando economia e diritto, era opinione comune che i mini-Stati come il Principato del Liechtenstein e le monarchie fossero destinati a scomparire entro la fine del secolo. Ho esaminato il problema da diversi punti di vista, e sono giunto alla conclusione che, in un mondo globalizzato in condizioni di libero scambio, piccoli stati contraddistinti da economia di mercato, rule of law, democrazia diretta e una popolazione ben istruita avrebbero goduto di un vantaggio comparato rispetto a Stati più grandi e centralizzati. Sul finire degli anni Settanta capii che, in assenza di profonde riforme, l’impero sovietico sarebbe crollato politicamente ed economicamente. Temevo che questo avrebbe potuto scatenare una grande guerra europea e, pertanto, mi dedicai allo studio di possibili progetti di riforma che potessero prevenire il crollo dell’Unione Sovietica. Sfortunatamente non è stato possibile riformare l’impero sovietico ed evitarne la dissoluzione, ma per fortuna ciò non ha causato un grave conflitto in Europa.
Il processo di disfacimento che ha interessato i grandi Stati, iniziato con la dissoluzione degli imperi coloniali, non si arresterà, a meno che questi Stati non trovino la ricetta giusta per attuare le necessarie riforme. È per questo che ho deciso di scrivere un libro su questo tema non appena ho abbandonato il mio ruolo di capo di Stato. Come abbiamo potuto constatare in Jugoslavia, la dissoluzione di un grande Stato non è sempre un processo pacifico.
Nel suo libro lei afferma che lo Stato dovrebbe fungere da “fornitore di servizi”. Quale Stato nel mondo si avvicina di più al modello da lei propugnato?
Ritengo che Svizzera e Liechtenstein siano gli esempi più vicini al mio modello. Entrambi gli Stati sono contraddistinti da un’economia di mercato, dalla rule of law, da un sistema di democrazia diretta e sono politicamente decentrati. Ciò garantisce la libertà, non solo politica, ma anche economica, dei loro abitanti e fa sì che le decisioni politiche siano prese in collaborazione con la gente più vicina ai problemi che si presentano di volta in volta.
Grazie alle riforme costituzionali che ho proposto diversi anni fa e accettate da una grande maggioranza della popolazione in seguito ad una consultazione popolare, siamo andati anche oltre l’esempio svizzero. Ciascuna delle nostre undici comunità e villaggi ha il diritto di uscire dal Principato del Liechtenstein, se la maggioranza degli elettori di una determinata comunità decide di intraprendere tale passo. La popolazione ha il diritto di costituire uno Stato a sé, o di unirsi ad uno Stato esistente. Ciò garantisce che, anche in futuro, lo Stato del Liechtenstein dovrà servire il popolo, concentrandosi sui compiti che lo Stato può svolgere meglio delle comunità locali o delle imprese private. In caso contrario, lo Stato non perderebbe solo singoli individui, che emigrerebbero all’estero, ma intere comunità con il rispettivo territorio.
Scriverà un altro libro in futuro? Se sì, su quale tema?
No, non credo che scriverò un altro libro.
Dal suo osservatorio in Liechtenstein, come giudica l’attuale situazione economica degli Stati Uniti?
I problemi economici sono più o meno gli stessi in America, in Europa e in Giappone. Diversi anni fa, in seguito ai cosiddetti Accordi di Basilea II, queste potenze economiche decisero che le istituzioni finanziarie più grandi sarebbero state più o meno libere di stabilire in che modo valutare gli asset e le passività presenti nel proprio bilancio. Oltre a ciò, gli Accordi permettevano alle banche internazionali più grandi di ridurre considerevolmente il capitale proprio presente nei rispettivi stati patrimoniali. Grazie a bilanci poco trasparenti e “gonfiati” e alla riduzione dei requisiti di capitale bancario, profitti e bonus sono aumentati a dismisura, ma altrettanto può dirsi, e a maggior ragione, del rischio. Quando l’economia ha subito un rallentamento, queste grandi istituzioni finanziarie hanno dovuto essere salvate dallo Stato, con un costo esorbitante. Disgraziatamente, quegli stessi Stati che avevano spinto le istituzioni finanziarie ad espandere in misura considerevole il proprio portafoglio di prestiti e investimenti e a ridurre sempre più il capitale proprio avevano accumulato a loro volta enormi montagne di debito e si trovano adesso sull’orlo della bancarotta.
Questi Stati hanno due sole possibilità di evitare la bancarotta e ridurre il proprio debito. Una di esse è un periodo di elevata inflazione, mentre l’altra consiste nella riduzione della spesa pubblica e nella vendita di tutti i beni di cui lo Stato non ha bisogno al fine di assolvere i propri compiti. L’inflazione colpisce soprattutto la parte più povera della popolazione e, per tale motivo, come ho spiegato nel mio libro, preferisco la seconda soluzione. Una tassazione elevata non è una soluzione, giacché tende a ridurre i consumi e gli investimenti e indebolisce ulteriormente l’economia. Per giunta, la parte più ricca della popolazione può eludere più facilmente le tasse, in quanto può trasferire più agevolmente la propria base imponibile in un altro paese.
Quali sono le prospettive di rielezione del Presidente Obama?
È estremamente arduo valutarle oggi, giacché non sappiamo ancora chi sarà il candidato Repubblicano.
Come valuta le recenti proposte avanzate dal governo Berlusconi?
Non ho esaminato in dettaglio le proposte a cui lei si riferisce, ma sono persuaso che l’Italia abbia bisogno di attuare profonde riforme nello spirito di quelle che delineo nel mio libro. Non ho ancora visto, né in Italia, né in altri Stati alle prese con una crisi economica e politica, proposte di riforma che vadano abbastanza a fondo.
Come giudica l’attuale situazione di Tunisia ed Egitto dopo la cosiddetta Primavera Araba?
Esiste quanto meno la speranza che sia possibile introdurre le necessarie riforme in campo economico e politico. Nondimeno, la strada che condurrà questi Stati a divenire economie di mercato caratterizzate da rule of law, decentramento politico e democrazia diretta sarà molto lunga. Non si deve dimenticare che, per gli Stati dell’Europa orientale il cammino dopo il crollo dell’impero sovietico è stato assai più agevole, in quanto la loro popolazione era già sufficientemente istruita e questi paesi sono stati rapidamente integrati nell’Unione Europea, ossia in un sistema avente una vasta economia di mercato e uno stato di diritto.
Pensa che sia possibile esportare una qualche forma di democrazia in Libia dopo il termine della guerra civile?
Sì, a patto che non vengano ripetuti gli errori commessi ogniqualvolta una ex-colonia in Africa, Asia o America Latina ha raggiunto l’indipendenza. Il modello esportato nel corso degli ultimi duecento anni da Europa e Stati Uniti nelle ex-colonie si è basato su una democrazia rappresentativa o indiretta e uno Stato centralistico. Credo che sia difficile costruire dall’alto una democrazia ben funzionante. È necessario costruirla dal basso, istituendo una democrazia rappresentativa e diretta a livello di città e di villaggio. Pertanto è necessario decentrare il potere politico.
Quali sono le sue previsioni economiche per i prossimi due anni?
Sarà necessario del tempo per ricapitalizzare le istituzioni finanziarie e ridurre il debito degli Stati. Di conseguenza credo che, almeno nel mondo sviluppato, per i prossimi due anni avremo solo una modesta crescita economica o addirittura una recessione.
Come vede il futuro del dollaro e dell’oro?
Nei mercati mondiali esiste una forte liquidità accompagnata da una notevole incertezza e, pertanto, probabilmente assisteremo a forti fluttuazioni del valore del dollaro e dell’oro.
Altezza Serenissima, che opinione ha della situazione italiana?
Penso che l’Italia sia sempre stata un paese contraddistinto da crisi economiche e politiche e da veri e propri miracoli. Per questo credo che vi sia motivo di essere ottimisti in merito al vostro paese.

VISTO DA LEI - Il Partito delle aziende contro la Kasta

Pubblicato su affaritaliani.it il 7 ottobre 2011

Gentile Mariella Alberini,
il Presidente del Partito delle Aziende Frosio ritiene  interessante il fatto che un colosso come la fondazione del Presidente della Ferrari trovi  "provocatoria la presentazione di chi  fino ad ora  e' ancora poco conosciuto" Non a caso si chiama Partito delle Aziende e non degli imprenditori, in quanto vuole difendere non l'impresa ma chi sta' all'interno dell'azienda  e si ostina a sopravvivere  mediante il  lavoro, ossia dipendenti ed imprenditori, la cosa forse a chi viaggia in Ferrari non e' familiare: ma  che  si arrivi addirittura a parlare di boicottaggio ci onora e ci stupisce. Vorrei ricordare che il PDA, formazione nata il 28 marzo 2011 a Verona, non ha niente di meno, se non la notorietà.  "Montezemolo rappresenta la grande industria che probabilmente ha intercettato negli anni i fondi destinati anche alle piccole imprese per salvare i bidoni di Stato di chi sedeva in parlamento". Nel contenitore PDA  vi sono contenuti, valori e ragioni che anche Italia Futura  dovrebbe valutare. Se e' vero che  il 96 % delle aziende che producono valore reale e prodotti reali sono piccole aziende, non sottovaluterei il fatto che in questo periodo di crisi tutti questi poveri senza voce bistrattati ed abbandonati al proprio destino da  vent'anni di  sistema a cui, sia Montezemolo sia i suoi amici,   sono stati sodali  e  totalmente consenzienti nello sperpero di fondi. Dei quali di sicuro non hanno beneficiato  ne' gli artigiani, ne' le ditte familiari e tanto meno le ditte individuali, ma alcune di  quelle industrie che loro rappresentano che sono le prime in fatto di estero vestizione,  elusione fiscale e, delocalizzazione.
Cara Alberini: LO STATO RUBA AI CITTADINI.
Se dovessi accusare lo Stato per furto, mi ritroverei le sue Milizie Armate al portone di casa. Eppure abbiamo tante leggi mafiose create dallo Stato, le quali derubano i cittadini e non intendono cambiarle, semplicemente creando un Ente Istituzionale per risolvere i veri grandi problemi del Paese. Il Parlamento e il Senato non servono proprio a nulla, rappresentati da nababbi super pagati, inutili alla Nazione. Si è visto in più occasioni come il Governo forza la mano facendo passare Leggi improprie con l’arma della Fiducia, estromettendo Senato, Parlamento e la Presidenza della Repubblica che approva a dispetto della Comunità. I furti dello Stato abbracciano tutte le più importanti funzioni Sociali, dai servizi resi al cittadino sino alle leggi create ed approvate da incapaci sempre per fottere il cittadino.
                                                                                     Lettere ricevute via e-mail
Gentili lettori,
in effetti, con disgusto,  si può affermare che lo Stato Italiano abbia sempre rubato ai cittadini. Dato che esige il suo credito immediatamente mentre il debito lo procrastina alle calende greche. E’ la forma più odiosa di cui  lo Stato Italiano usa ed abusa. Adesso ci sembra che finalmente gli Italiani siano arrivati al culmine della nausea per tale sfruttamento immorale e sistematico ad esclusivo beneficio delle varie Kaste, Corporazioni, Lobby ecc. Non conosciamo questa sigla PAD o Partito delle Aziende, ma è di certo una nuova arma di difesa per la categoria. Qualcosa si sta muovendo anche se per arrivare a risoluzioni significative ci vorrebbe ben altro. Continuiamo a ricevere mail con proposte per riforme fiscali, riforme della Costituzione, riforme per dimezzare i costi dello Stato e ci sentiamo fieri di avere per primi stimolato i connazionali a condannare gli inconcepibili privilegi dei politicanti con sperpero a fiumi di denaro pubblico. Però tutto ciò, anche se ha risvegliato il senso nazionalistico degli Italiani, non basta. Ormai più o meno tutti si sono resi conto che una nutrita porzione di squallidi politicanti  è indagata  per guadagni illeciti, per intrallazzi sugli appalti pubblici, per sfruttamento delle cariche governative. E allora? Questa classe politica non può continuare a restare in Parlamento, in Regione, nelle Province (che devono essere abolite). Gli Italiani ritengono indispensabile sostituirli tutti: dai Capi di Partito ai peones al loro seguito. Una nuova classe dirigente di Italiane e di Italiani, mai compromessi con i vecchi partiti, deve trovare la forza di mettersi in gioco e di generare una filosofia di governo completamente diversa, basata su sani principi di ferrea osservanza, di competenza, di onestà, di senso dello Stato che ora non esiste più. Fino a quando avremo un ordinamento scolastico che non inculca questi principi, tutto ciò non potrà mai generare governanti dello stampo di Bettino Ricasoli, soprannominato BARONE DI FERRO. L’illuminato Charles De Gaulle  riuscì a sistemare la Francia dei governi a due o tre mesi senza fare una rivoluzione cruenta.

VISTO DA LEI - Politica killer: il massacro degli onesti

Pubblicato su Affaritaliani.it il 1^ ottobre 2011

Gentilissima Mariella Alberini,
le chiedo cortesemente un aiuto per rendere pubblica questa gravissima
situazione! Le scrivo per un problema pensionistico  grave e urgente relativo alla mobilità. Siamo in tantissimi nella stessa condizione e non sappiamo più cosa fare per avere  visibilità e giustizia. Chiedo se è possibile rendere nota la situazione affinché ne vengano a conoscenza anche altri che ancora sono all’oscuro e non si rendono conto in che ginepraio si troveranno a breve visto che nessuno ne parla. Il mio caso è simile a quello di altre 50.000 persone in mobilità: io nel 2007 ho firmato l'accordo azienda/stato secondo la legge Dini in base alla quale, (57 anni di età e 35 di contribuzione, e una finestra di tre mesi) a luglio 2011 avrei dovuto percepire la pensione dopo 3 anni e mezzo di mobilità. ’Inps ha respinto la mia domanda di pensione a causa del D.L. N 78, del 31 maggio 2010 convertito in legge nr. 122 del 30 luglio 2010. Con questi ultimi dispositivi di legge il Governo, oltre ad elevare i periodi di contribuzione e di età per accedere alla pensione, alla chetichella, ha stabilito che i lavoratori in mobilità, per i quali fino ad ora venivano congelate le norme di accesso alla pensione sulla base della legge Dini sopracitata, potranno accedere alla pensione solo in numero massimo di 10.000; introducendo inoltre una finestra di tredici mesi per tutti i lavoratori che andranno in pensione a partire dal 2011. A questo punto, a meno di vincere la lotteria dei 10.000, rischio di vedere prolungato il periodo di mobilità fino al compimento dei 41 anni di anzianità (oggi sono quasi 38) o 61 anni di età (oggi sono quasi 58); quindi, se non cambiano ancora le leggi, “forse” andrei in pensione a febbraio 2015!!! Per il governo sembra che tutti i mali dell’Italia derivino dalle pensioni che continuano a essere attaccate, non solo aumentando l’età pensionabile, ma rimangiandosi ed invalidando anche accordi già sottoscritti per effetto di leggi relativamente recenti. E già da alcuni mesi l’Inps ha respinto le domande di pensione a seguito mobilità anche ad altri lavoratori, che avrebbero dovuto andare in pensione. Alcune sedi Inps stanno già allertando gli interessati che non potranno andare in pensione perché eccedono il numero massimo, il 10.000 di cui sopra previsto dalla legge, comunicando loro che continuerà ad erogare l’indennità di mobilità, che comunque implica una decurtazione che supera la metà di quanto avrebbero percepito con la pensione. E’ uno scandalo: io non avrei mai accettato la mobilità se non avessi avuto delle garanzie, ma dopo tanti anni di lavoro devo aspettare i risultati di questa lotteria dei 10.000 mi sembra veramente troppo e, forse, è incostituzionale!!!
                                                                      
                 Lettera ricevuta via e-mail
Cara Viviana,
è giusto evidenziare una situazione comune a decine di migliaia di lavoratori. Il campo delle pensioni è stato arato in lungo e in largo dai politici che si sono avvicendati negli ultimi 50 anni. Una pensione elargita ha sempre rappresentato un voto sicuro per il partito di turno al Governo, ma la pensione è stata data soprattutto a coloro che non ne avevano diritto. Ricordiamo i ciechi che guidano, gli storpi che corrono, gli affetti di Alzheimer che giocano in Borsa. Ma soprattutto è stato un sotterfugio aumentare gli anni di pensione riconoscendo gli anni di università e del servizio militare e tutti gli altri trucchetti che avvantaggiavano i dipendenti pubblici. Dopo questa politica dissennata è arrivata la politica di riflusso che, ovvio, non tocca coloro i quali sono stati avvantaggiati, ma si rivale sugli onesti lavoratori che si erano “fidati” delle leggi di questo Stato. Per i parlamentari le “finestre” non ci sono: restano i balconi. Per i comuni mortali le finestre diventano feritoie.
A questo punto, il disgusto per la politica provocherà un astensionismo di circa il 50% nella consultazione elettorale del 2013 oppure, se anticipata,  nel 2012. Questa situazione insostenibile potrebbe costituire un fattore incentivante per creare un nuovo movimento d’opinione che determini una classe dirigente completamente nuova, mai compromessa prima in politica, per portare avanti un serio progetto di gestione dello Stato. Primo fra tutti il dimezzamento dei costi per raddrizzare i conti pubblici e tutti sappiamo che questo si può fare. Parafrasando Manzoni “addio consulenze d’oro, incarichi privilegiati, pensioni fasulle, viaggi e meeting a spese dello Stato, sedi sindacali e regionali all’estero, trucchi per eleggere parlamentari senza arte ne’ parte o direttori di ospedali pescati nella suburra della peggiore politica paesana.” Sembra un sogno, ma è alla portata di
tutti i cittadini di buona e decisa volontà. Se vogliamo togliere di mezzo l’incompetenza e la malafede degli attuali guitti ai vertici di tutte le Kaste, dobbiamo avere la forza e il coraggio di metterlo in atto per tradurlo in realtà.

VISTO DA LEI - E’ IL MOMENTO DI RIPULIRE L’ITALIA

Pubblicato su Affaritaliani.it il 23 settembre 2011

Cara Mariella Alberini, al punto in cui siamo si dovrebbe adottare il metodo Islandese, cambiare la Costituzione a furor di popolo, instaurare un sistema democratico dal basso, resettare tutto il sistema, uscire dall’Europa, uscire dall’Euro, rifiutarsi di
pagare e riconoscere il debito pubblico, istituire un governo centrale di
pochissimi rappresentanti (pagati con stipendi normali), abolire regioni, province
e consigli comunali, sostituirli con rappresentanti statali, eliminare tutti gli
enti inutili, ridurre tutte le regole come i 10 comandamenti. Riformare l’
istruzione e renderla produttiva di sapere, riformare i tribunali sia civili che
penali, istituire un’unica polizia su tutto il territorio, rendere i servizi
pubblici a costo zero (non profit), energia elettrica, gas, telefoni, trasporti,
medicine e sanità. Rendere accessibili tutti i generi di prima
necessità e dulcis in fundo: un codice penale rigido e inderogabile con
certezza di pena tanto da non far sperare in alcuno sconto.
So che quanto sopra sarà pura utopia ma mi piace crederci!!!!
Sperando di non averLa annoiata, Le auguro un buon successo per la Sua
battaglia…

Gentile Mariella Alberini, va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo a 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio.
N
el 2010, deputati e parenti hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro famigliari. Per curare i problemi delle vene varicose (voce sclerosante"), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket.
Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati. .Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private - è il commento del preside dell'ADICO, Carlo Garofolini - e sempre nel massimo silenzio di tutti.
Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.
La sola Camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!
Gentile Alberini, scopro con piacere che ci sono persone come lei che si impegnano per non stare a guardare impotenti la distruzione del nostro Paese. La situazione è grave, è grave su tutti i fronti e in tutti gli ambiti sociali; stiamo assistendo alle mosse che una classe politica irriverente e meschina mette in piazza ogni giorno, ma ormai è tardi; il danno è nato dieci anni fa quando qualcuno al governo non ha saputo gestire il passaggio dalla lira all'euro e da un giorno all'altro tutto è raddoppiato...tutto più caro..tranne gli stipendi..dopo dieci anni, complici le vicende internazionali, ci troviamo sull'orlo di un default, dove comprare casa è un lusso, dove fare un figlio lo è ancora più. Pensi che in Francia per ogni figlio si ricevono 200 euro mensili, chissà perché ci sono tante coppie giovani con tre figli?!..Potremmo stare a scrivere ore ..ma bisogna agire..E' necessario indire un referendum in cui siano gli Italiani a decidere sui temi importanti, l'alternativa è scendere in strada armati e riprenderci il nostro Paese!! -abolizioni di tutte le agevolazioni per i parlamentari - limite massimo di 10 anni per i candidati politici -stop assoluto all'immigrazione clandestina -incentivi sulle nascite e sostegno alle famiglie -costituzione del reato di "lesione sociale" per chi sbaglia al governo- La ringrazio e la prego di continuare questa lotta per il Paese..

Gentile Mariella, si faccia portavoce della nostra disperazione nei confronti di un Parlamento che non sente e non vede finché tutto rimane sui giornali e sul web. Dobbiamo andare a Roma fisicamente per far conoscere la nostra disperazione. Per cortesia organizzi ....Grazie

Cari Lettori,
non abbiamo dimenticato la vostra spontanea richiesta di organizzare un raduno. Richiesta da noi accolta poiché vogliamo mantenere la parola. Da oggi, vi chiediamo di inviarci la vostra adesione via e-mail: amicidiaffaritaliani@affaritaliani.it con nome cognome, professione, indirizzo e telefono fisso o cellulare ( tutto rientrerà nella tutela della legge della privacy). Se le adesioni saranno davvero numerose, potremo organizzare l’incontro per lunedì 24 ottobre dalle 9,30 alle 12,30  a Palazzo Visconti, via Cino del Duca 8 a Milano. Aspettiamo le vostre mail per metterci al lavoro e darvi la possibilità di esprimere le proposte della società civile italiana che vuole davvero riuscire a cambiare la Politica in Italia.
Siamo ormai tutti consci del precipizio sul quale è in bilico il nostro Paese. Le lettere da voi inviate esprimono  programmi per il futuro desiderati, di certo, da tutti gli Italiani. Bando, però alle utopie: non si possono intraprendere strade già battute ai tempi dei Soviet quando i cittadini di Mosca, con luce e gas a costo zero, morivano di freddo e di fame.
Riassumendo i punti principali di quanto da mesi, tramite “Visto da lei” vi ho comunicato, sottoscritti dalle vostre mail colme di entusiastico consenso, riteniamo,  che, data l’esistenza di governi regionali, il nostro territorio-paese non necessiti più di 300 parlamentari. I quali potranno rimanere alle Camere per non più di 2 legislature con uno stipendio di euro 5000 lordi e con il solo privilegio di viaggi gratuiti su F.S e Alitalia da e verso Roma e null’altro. Per le cure mediche potranno usufruire dell’ASL come tutti i normali cittadini che pagano le tasse senza altra protezione sanitaria privilegiata.  Quando cesseranno l’attività istituzionale dovranno tornare alla loro professione abituale senza alcuna pensione se non quella dei normali cittadini dai 65 anni in poi. Indispensabile eliminare le Province  e tutti gli Enti inutili, tra i quali la miriade di uffici dei sindacati all’estero. E qui mi fermo poiché tutto è già pubblicato nelle vostre proposte dettagliate all’inizio della rubrica.
Ora va detto che per ottenere la minima parte delle nostre richieste è indispensabile riformare la Costituzione. Quando ci riuniremo concerteremo un programma che potrebbe prevedere VARIE INIZIATIVE tra le quali uno o più referendum su singole situazioni problematiche, per non dire scandalose, all’interno, ad esempio, della RAI, della Giustizia, della Sanità, della Scuola, della Polizia, dei Trasporti, della Ricerca Scientifica, dell’Energia, dei Ministeri ecc.
Da questa rubrica è iniziata una battaglia di denuncia.  Adesso, il vostro unanime consenso ci porta a cercare di dare inizio ai fatti. Sappiamo di lottare contro  monumentali iniquità cementate da omertà istituzionale, ma Davide sconfisse Golìa. Lo scetticismo non porta da nessuna parte. Cancelliamolo dalle nostre menti e tiriamoci su le maniche. Ad Maiora.

   

OTTO SIMBOLI MONGOLI, di Mariella Alberini - INTERVISTA all'AUTRICE

Pubblicato su Affaritaliani.it il 23 settembre 2011

In una notte di plenilunio, a Ulaan Baataar, capitale della Mongolia Esteriore, viene ucciso a pugnalate il trentottenne deputato Hamar Zargal, capo del Partito Democratico, discendente da Kublai Khan. Nel suo testamento designa come successore il cugino Sergheij Irbis Zargal Andreev, ex agente del KGB (oggi FSB), tornato nella terra dei suoi avi materni dopo anni di isolamento in Siberia dove si era rifugiato.

Così incomincia un intrigo internazionale che si svolge nel complesso scenario della Mongolia e dell'Asia centrale, dove le immense ricchezze di quei territori innescano lotte di accaparramento fra Oriente e Occidente.

Elena Skutova, affascinante protagonista di "Fuoco Russo Segreto", ambasciatore in Mongolia di fresca nomina, dovrà fronteggiare una situazione politico-economica incandescente. Con "Otto Simboli Mongoli" si forma una piccola saga assolutamente originale. Ci sono di mezzo le complesse relazioni che legano la crisi mediorientale al difficile ingresso della Turchia nell'Unione Europea, la tragedia tibetana causata dall'aggressività imperialista della Cina, le aspirazioni nazionaliste delle repubbliche caucasiche per tanti anni schiacciate dai genocidi compiuti dalla furia omologatrice di Mosca. E un potentissimo personaggio che trama nell'ombra.

Tra le suggestioni esoteriche della terra degli sciamani, il misticismo buddista e la natura sconfinata del grande vuoto mongolo, nascono passioni e sentimenti straordinari alimentati dalla purezza dei grandi spazi incontaminati. Una miniera di uranio e diamanti è il perno della vicenda che si svolge nel contesto molto attuale di quello che potrebbe essere il "Grande Gioco" del ventunesimo secolo. L'autrice, esperta di geopolitica, conosce a fondo non solo la storia, le religioni, le tradizioni, la cultura e le leggende di quelle regioni lontane, ma anche le evoluzioni dei rapporti politici e diplomatici. Riesce a farci sentire il profumo di quelle terre, di quelle foreste dove, tra isbe e gher, si viene a contatto con luci soffuse di albe e tramonti di un mondo ricco di storia e di civiltà. Crimini e mistero verranno svelati dopo una lunga serie di sapienti colpi di scena e rapidi cambi di inquadrature disseminate in numerosi, dimenticati angoli del pianeta.

L'INTERVISTA ALL'AUTRICE

Come spiega il successo della ripubblicazione a puntate su Affaritaliani.it del suo romanzo "Fuoco russo segreto". La Russia resta sempre di grande attualità?
"Certo. La Russia è importantissima sullo scacchiere tra Occidente in crisi e Oriente in espansione. Ho subito il fascino culturale ed estetico di questo grande Paese fino al punto di scrivere anche il 4° romanzo.
Ora ripubblicheremo "Otto simboli mongoli" (uscito in libreria per Mursia nel 2004): il libro è ambientato a Ulaan Baataar, capitale della Mongolia Esteriore, dove una notte viene ucciso a pugnalate il deputato trentottenne Hamar Zargal, capo del partito democratico. Al suo posto subentra il cugino Irbis Zargal Andreev, tornato nella terra dei suoi avi dopo anni di esilio in Siberia. Inizia così un intrigo dai risvolti oscuri ed emozionanti che porterà Elena Skutova, l'affascinante eroina che ha esordito in "Fuoco russo segreto", a Ulaan Baataar, dove è stata nominata ambasciatore plenipotenziario della Federazione Russa. Elena dovrà scoprire che cosa si nasconde dietro l'estrazione dell'uranio e dei diamanti in una miniera della Mongolia orientale. Cosa ha ispirato questo romanzo?
"Il mio viaggio in Mongolia Esteriore, che però è seguito al mio viaggio in Russia. Le emozioni sono state tali da ispirami prima "Fuoco russo segreto". Dopo due settimane in Mongolia, terra di spazi sconfinati, aria purissima e notti nelle gher (tende di feltro) sotto il cielo più scintillante del pianeta, mi hanno spinto a incominciare, subito dopo il ritorno in Italia, "Otto simboli mongoli". Nel quale Sergheij, è diventato il protagonista ,dopo essere stato il personaggio della conclusione di "Fuoco russo segreto". Pochi si rendono conto che in Mongolia Esterna ci sono 2 milioni di abitanti su un territorio grande 4 volte la Francia. Lo Stock Exchange di Ulaan Bator nel 2010 ha registrato le migliori performance del mondo con un incremento di valore del 138%. La stabilità politica e l’abbondanza di materie prime con la presenza di 8000 giacimenti, dei quali solo 600 attualmente sfruttati, oltre alla vicinanza di mercati di sbocco quali laRussia e la Cina, rendono la Mongolia Esterna simile ad un Klondike del ventunesimo secolo.
A che punto è la stesura del suo quarto libro ambientato in Russia?
"Ho finito la prima stesura una settimana fa. Adesso ricomincio dall'inizio e lo riscrivo almeno tre volte".